Il sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p. ed il requisito della pertinenzialità
Disciplina normativa e concetto di pertinenzialità tra la res ed il reato


Cos'è il sequestro preventivo?
Nell’ambito del sistema vigente, è prevista una pluralità di forme di sequestro di rilevanza penale. La distinzione tra le varie tipologie di sequestro non è meramente nominativa ma si costruisce sulla previsione di presupposti, finalità e procedure applicative diverse. Ne consegue che su un medesimo bene è possibile applicare contestualmente una pluralità di vincoli, finalizzati a soddisfare scopi diversi, perseguibili anche contestualmente.
In questa sede si intende approfondire le novità apportate alla disciplina del sequestro preventivo.
Preliminarmente occorre specificare che il sequestro preventivo integra una misura ablativa con cui viene apposto un vincolo di indisponibilità su un determinato bene, la cui disciplina è dettata dagli artt. 321 c.p.p. e ss.
Quando si applica il sequestro preventivo?
L’Autorità Giudiziaria procedente ordina la citata misura cautelare reale nelle ipotesi in cui “vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso, ovvero agevolare la commissione di altri reati”. Pertanto, ai fini dell’applicazione del sequestro preventivo è necessaria la sussistenza di requisiti essenziali, quali il pericolo riconducibile alla libera disponibilità del bene interessato, nonché il nesso di pertinenzialità tra il bene ed il reato. Ciò significa che un bene apparentemente neutro e privo di profili di illiceità, ben potrebbe essere sottoposto a sequestro preventivo qualora venga individuata la sussistenza di un nesso di pertinenzialità rispetto ad un reato e, la libera disponibilità del medesimo integri il rischio concreto di aggravamento delle conseguenze dannose del reato per cui si procede ovvero che venga reiterata la condotta illecita. Ecco che diventano suscettibili di sequestro preventivo gli immobili in ipotesi di abusi edilizi, l'autovettura in caso di violazione delle norme del codice della strada, i prodotti contraffatti in caso di violazione della disciplina della proprietà industriale, l'azienda in caso di violazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro etc...
Quando il sequestro preventivo è legittimo? Quali sono i requisiti per l'applicazione e la conservazione?
L’argomento è stato oggetto di discussione in una recentissima pronuncia della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, la quale con sentenza n. 2539/2025 del 17.09.2025 e depositata in data 01.10.2025, ha affrontato il tema dei requisiti di legittimità del sequestro preventivo, con particolare focus sui concetti di pertinenzialità e proporzionalità.
Nel corpo motivazionale della sentenza pronunciata, gli Ermellini hanno ribadito che, affinché il sequestro preventivo possa essere ritenuto legittimo, è necessaria la sussistenza del requisito della pertinenzialità del bene sequestrato, nel senso che il bene oggetto di sequestro preventivo deve caratterizzarsi da una intrinseca, specifica e strutturale strumentalità rispetto al reato commesso, non essendo sufficiente una relazione meramente occasionale tra la res ed il reato commesso.
Tale specificazione comporta che, nell’ipotesi di un sequestro preventivo non finalizzato alla confisca, il requisito del nesso di pertinenzialità tra la res ed il reato, invece che tra la res e l’autore, legittimi l’apponibilità del vincolo di indisponibilità anche su beni altrui.
Tuttavia, trattandosi di una compressione del diritto individuale di proprietà e di godimento di un determinato bene, al nesso di pertinenzialità da intendersi nei termini di cui supra, ossia quale relazione intrinseca, specifica e strutturale tra la res ed il reato, deve aggiungersi altresì una concreta prognosi di pericolo che la libera disponibilità del bene integri con alta probabilità la reiterazione della condotta illecita.
La ratio del sequestro preventivo, alla luce dei principi supra richiamati, trova fondamento nella sussistenza del rapporto strutturale tra la res ed il reato, in ragione del quale, a sua volta si persegue lo scopo di evitare che le conseguenze dannose del fatto illecito si aggravino o si protraggano, ovvero venga agevolata la commissione di ulteriori reati, pur sempre della medesima specie, non potendosi fare riferimento a qualsiasi fattispecie illecita. Occorre precisare pertanto che l’intento interdittivo deve essere riferibile direttamente al reato per cui si procede, tenuto conto delle circostanze in concreto del caso specifico, dovendosi escludere una pericolosità in astratto, fondata su mere presunzioni ed ipotesi.
Il perimetro applicativo del sequestro preventivo deve rispondere anche a criteri di proporzionalità, in relazione alla gravità e concretezza del pericolo, in cui fattori sono da individuare nella specificità della situazione contingente, e nella ponderazione degli interessi in giochi, al fine di evitare una eccessiva compressione, nonché una lesione, dei diritti di proprietà e di libera iniziativa economica.
Quali sono i rimedi? Cosa bisogna fare per ottenere il dissequestro di un bene?
Il sequestro preventivo rientra nell'ambito delle misure cautelari, con ciò significando che si tratta di un vincolo di indisponibilità che non ha il carattere della definitività ma esplica i suoi effetti finché sussistono i presupposti di legge posti a fondamento della misura stessa.
Al fine di ottenere la revoca della misura ablativa è possibile intervenire nella fase genetica mediante una richiesta di riesame ai sensi degli artt. 322 e 324 c.p.p. del provvedimento applicativo, da presentare nel termine di 10 giorni dall'esecuzione dell'ordinanza di sequestro ovvero dalla formale conoscenza del medesimo da parte dell'interessato. Tale strumento di tutela è esperibile dall'indagato/imputato, dalla persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione, ed è volto alla rivalutazione del provvedimento in termini di legittimità.
Altro strumento di tutela è azionabile in qualsiasi fase e grado del procedimento fino al passaggio in giudicato, e consiste nella formulazione di una istanza di dissequestro all'Autorità Giudiziaria, che sarà il PM nella fase delle indagini ed il Giudice procedente a seguito dell'esercizio dell'azione penale. Tale facoltà difensiva risponde alla natura non definitiva della misura, la quale è destinata a perdere efficacia nell'ipotesi in cui i presupposti di legge posti a fondamento della sua applicazione vengano meno. Infatti, l'art. 321 comma 3 c.p.p. prevede espressamente che, su richiesta di parte, il sequestro sia immediatamente revocato quando risultino mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità di cui al comma 1 della medesima norma.
Rivolgersi tempestivamente ad un legale esperto in materia è fondamentale al fine di garantire al tutela dei diritti e ottenere la restituzione dei beni in favore dell'avente diritto, in tempi e con costi ragionevoli.


